Continua a crescere l’IoT in Italia: 3,7 Miliardi di € nel 2017 con un +32% trascinato da Smart Metering, Connected Car, Smart Building.

Dalla Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano esce il profilo di un mercato in buona salute grazie alla crescita di soluzioni legate a Industrial IoT, Industry 4.0, 5G, Intelligenza Artificiale, Cloud.

Le potenzialità dell’Internet of Things nei vari ambiti applicativi sono sempre più evidenti e concrete e soprattutto sono sempre più vicine alla nostra quotidianità, nel lavoro: in viaggio, nei servizi pubblici e nelle nostre case. L’Internet of Things è entrata a far parte della nostra vita, della vita delle imprese e delle organizzazioni nelle quali operiamo. E’ da questa considerazione che è opportuno partire per leggere i dati della ricerca 2018 dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano presentata nel corso del convegno dal titolo emblematico: Internet of Things: Connessi o Estinti! Una ricerca quella dell’Osservatorio con dati che parlano di un mercato in ottima salute e che permettono nello stesso tempo di leggere gli sviluppi futuri di una serie di ambiti applicativi e di mercati dove l’IoT sta dimostrando di essere uno straordinario abilitatore di innovazione.

3,7 miliardi di € per l’Internet delle cose nel nostro paese

Già i numeri assoluti parlano appunto chiaro. “Il mercato dell’Internet delle cose ha raggiunto nel 2017 i 3,7 miliardi di euro, confermando il forte trend di crescita con un incremento del 32% sul 2016″.  E’ il Direttore dell’Osservatorio Internet of Things Giulio Salvadori che mette in evidenza i fenomeni che più hanno contribuito a questo sviluppo. A partire dall’effetto di trascinamento dello Smart metering, che rallenta il trend di crescita, ma rappresenta ancora il “corpo più grosso” dell’IoT, con 980 milioni di € di vendite per una quota di mercato che arriva al 26% e con una crescita del 3% rispetto al 2016. Un mercato che sente i benefici degli obblighi normativi per il gas che hanno contribuito a portare alla installazione di 2,4 milioni di contatori nel mercato dell’utenza domestica e che nel mondo elettrico sta conducendo alla installazione della seconda generazione di contatori elettrici intelligenti.

Smart Metering, Smart car, Smart Building e Smart Logistic guidano lo sviluppo del mercato

L’altro grande fenomeno che sostiene questo sviluppo è rappresentato dall’introduzione e dall’utilizzo dell’Internet of Things nel mondo automotive. L’Internet delle cose nelle auto connesse vale qualcosa come 810 milioni di euro e arriva a rappresentare il 22% del mercato. Da segnalare e sottolineare il tasso di crescita di questo fenomeno che con il 47% di sviluppo sul 2016 ha visto l’arrivo sulle nostre strade di 11 milioni di veicoli connessi nel corso del 2017 che sono ormai quasi il 25% delle vetture in circolazione.

Il fenomeno delle auto connesse è ancora “guidato” dalla diffusione di box GPS/GPRS che arrivano dal mondo assicurativo e che sono destinati alla localizzazione e alla registrazione dei parametri di guida con finalità di controllo del rischio. Questi apparati sono cresciuti del 44% nel corso del 2017, ma in parallelo si rileva una crescita importante delle auto nativamente connesse che aumentano del 68% tanto che nel 2017 il 60% dei veicoli immatricolati è dotato già in produzione di un sistema di connessione.

L’Europa con eCall favorisce le auto connesse

La ricerca dell’Osservatorio Internet of Things prevede per le auto connesse una prosecuzione nella crescita grazie all’entrata in vigore, lo scorso 31 marzo, dell’obbligo normativo eCall in base al quale tutti i nuovi modelli di auto e vetture destinate a scopi commerciali siano in grado disporre di sistemi di allarme per avvertire in modo automatico i servizi di soccorso in caso di incidente cui si aggiunge una ricchezza di servizi abilitati dalla connettività sempre più ricca e mportante.

Dalle auto intelligenti alle Smart City per poi entrare nella building automation

Una volta parcheggiata l’auto se entriamo in ufficio, in una fabbrica o in un building troviamo comunque una presenza importante di IoT. Il terzo grande fenomeno di questo mercato è rappresentato infatti dalle applicazioni di Smart Building che hanno generato un volume di business pari a 520 milioni di € che arriva a rappresentare il 14% del mercato IoT. Ma nel nostro viaggio di lavoro o di piacere, in auto o con i mezzi pubblici, ovvero in una delle tante occasioni con cui ci relazioniamo con i servizi pubblici o con la Pubblica Amministrazione ci possiamo confrontare con una innovazione che arriva dall’IoT applicata alle Smart City.

Le “cose intelligenti” per le città intelligenti valgono 320 milioni di € e sono cresciute con un tasso del 40%. Quando poi torniamo a casa, oltre all’IoT che legato a tutta la parte metering che arriva nelle nostre case grazie agli effetti delle normative, troviamo una quota crescente di servizi intelligenti che permettono alla Smart Home di rappresentare un business importante con 250 milioni di euro in crescita del 35%.

Prima di guardare al dettaglio dei mercati e al ruolo delle tecnologie e dei canali che sostengono questo sviluppo è interessante evidenziare come l’Osservatorio IoT indichi gli ambiti Smart Metering, Smart Car, Smart Home e Industrial IoT come i più promettenti in termini di sviluppo del business nel 2018.

Salvadori osserva poi che nel caso dell’IoT l’Italia non ha nulla da invidiare agli altri paesi europei e presenta un tasso di crescita che è allineato o superiore a quello di altre country.

Le città Intelligenti hanno bisogno di IoT

I temi della mobilità intelligente si saldano naturalmente con quelli legati alle progettualità dell’IoT. Il convegno dell’Osservatorio Internet of Things 218 è anche l’occasione per un bilancio sul tema Smart City che fatica a decollare non certo per mancanza di tecnologie o soluzioni, quanto per un ormai atavico problema di governance.  La realtà ci consegna una geografia  “a macchia di leopardo”costituita da qualcosa come il 48% dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti che ha avviato almeno un progetto negli ultimi tre anni. I progetti non sono in effetti mancati tanto che il 23% del campione ne ha avviati almeno 3 nel periodo di riferimento. Purtroppo nella maggior parte dei casi i progetti non hanno superato la fase di sperimentazione e solo nel 37% dei casi sono arrivati a portare benefici sul territorio.

Le ragioni di questa lentezza nell’avvio di piani Smart City effettivamente efficaci è da addebitare primariamente alla difficoltà di tradurre in un chiaro e concreto valore queste progettualità. Sia che si tratti di un miglioramento concreto della qualità dei servizi, della vita, delle relazioni tra cittadini e pubbliche amministrazioni, sia che si tratti di maggiori efficienze che possono giovare alle casse dei Comuni, è importante che le progettualità Smart City possano contare su Kpi chiari sui quali cittadini e stakeholder sono in grado di valutare il valore dei progetti.

Lo sviluppo dell’Internet of Things sempre più legato ai Big Data e alla Data Science

Alessandro Perego, Direttore degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano ha messo ii particolare evidenza la necessità di interpretare il mercato IoT in un’ottica di ecosistema, ovvero leggere le relazioni sempre più strette e rilevanti tra diversi fenomeni e proprio per questo ha anche ribadito la sempre più stretta relazione tra sviluppo dell’IoT e sviluppo di strategie, soluzioni, applicazioni destinate a trasformare in valore il grandissimo patrimonio di dati che arriva dall’IoT in un patrimonio di conoscenza.

L’Industria 4.0 è un esempio di come il lavoro sui dati dell’IoT, o meglio, appunto, dell’Industrial IoT possa essere indirizzata verso nuove forme di valorizzazione.  La Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things 2018 ha realizzato anche una analisi dei progetti di Industrial IoT più diffusi in Italia che ha evidenziato come le applicazioni oggi più significative sono espressamente legate a soluzioni per valorizzazione in real time di data analytics. In particolare le soluzioni per la gestione dell’avanzamento della produzione (31% dei casi), per la manutenzione preventiva (28%) e per fornire supporto agli operatori nello svolgimento delle attività sulla linea di produzione (22%) a cui seguono le soluzioni per l’efficienza energetica nella fabbrica e per il controllo di qualità.

L’Industrial IoT è in grado di generare un enorme patrimonio di dati all’interno degli impianti di produzione, nelle imprese e nelle filiere, dati che possono contribuire a un ripensamento delle supply chain. Con l’IoT è possibile gestire il monitorare in real time di un impianto di produzione lavorando su dati utili appunto alla manutenzione predittiva o a definire nuovi modelli di erogazione del servizio di produzione con modelli di pricing, basati sull’analisi di effettivo utilizzo delle macchine e dei principali carichi di lavoro, che possono portare i macchinari in azienda senza un vero “costo di acquisto” ma con un costo di utilizzo basato sulle performance.

Dai prodotti ai servizi: il ruolo della manutenzione predittiva

Ed è proprio nel rapporto sempre più stretto tra Internet of Things e dati che prende corpo il grande tema e il mercato dei servizi. La “mitica” manutenzione predittiva, ormai una sorta di paradigma del passaggio da prodotto a servizio nella forma di gestione della service transformation delle imprese ed esempio, forse anche un po’ abusato, di un modello di Impresa 4.0 che “facendo parlare” le macchine permette di gestirne da remoto tutte le funzionalità sino al punto di prevenire i malfunzionamenti e gestire, in forma preventiva, la manutenzione. Dalla gestione della manutenzione alla macchina come servizio il passo non è breve, ma è certamente un punto di passaggio strategico.

Manutenzione preventiva a parte i servizi rappresentano il 34% del valore del mercato con 1,25 miliardi di euro, e con una potente crescita (52%) rispetto al 2016, favorita da un altrettanto potente processo di innovazione a livello di servizi stessi che partono dal “livello entry” della installazione di oggetti smart e dall’invio di notifiche come avvertimento nel caso si verificano situazioni di emergenza alla gestione dei dati in cloud. Con la già citata manutenzione predittiva nell’Industria 4.0, con il monitoraggio in real time del funzionamento di impianti con lo Smart Asset Management nell’ambito della building automation si è sviluppato un mercato di servizi che mettono a disposizione macchine e sistemi in forma di servizio con modelli di pricing basati sull’effettivo utilizzo dei sistemi in vari contesti, a partire dal monitoraggio degli impianti nella Smart Factory al controllo delle soluzioni per l’arredo urbano ad esempio nel caso della raccolta dei rifiuti che può essere programmata in funzione dell’effettivo riempimento dei cestini evitando viaggi inutili in una prospettiva di Smart City che gestisce in modo sempre più efficiente le proprie risorse.

Sicurezza, IoT AI e Big Data

Per non parlare poi del grande tema della sicurezza che può contare su una serie di servizi che mettono in relazione l’intelligenza nelle nostre case o nella building automation di grandi organizzazioni con la capacità di intervento di società specializzate nella sicurezza. Un processo che porta a ridisegnare il mercato e i servizi del Risk management.

Tutti questi processi e servizi sono alla base di un vero a proprio mercato che unisce Internet of Things e Big Data e Data Science e che ha lo scopo di agganciare la data collection con la intelligenza sui dati ed è su questo ambito che l’Osservatorio IoT rileva il lancio sul mercato di nuove soluzioni IoT che puntano sulla integrazione tra piattaforme avanzate di analisi dati e algoritmi di Intelligenza Artificiale progettate per semplificare la gestione dei dispositivi connessi, e per affrontare la complessità collegata all’aumento del numero di oggetti smart.

Gli OTT puntano (anche) sugli assistenti vocali

Ma c’è un altro grande tema che unisce Iot, Intelligenza Artificiale e innovazione a livello di interfacce uomo-macchina. Lo sviluppo di interfacce in linguaggio naturale, di soluzioni basate su Interfacce conversazionali in grado di rendere l’introduzione dell’IoT in casa e in ufficio naturale e semplice. In questo senso il 2017 ha visto l’arrivo di molto innovazioni a livello di  assistenti vocali per la casa, che hanno aperto nuove forme di interoperabilità, e che pongono nello stesso tempo un tema di compatibilità dei dispositivi e di sviluppo di ecosistemi di developer. In particolare poi sugli assistenti vocali la partita vede un ruolo centrale dei grandi OTT a partire da Amazon con Amazon Echo che conta sulla soluzione di “interfaccia conversazionale” Alexa, per proseguire con il più recente debutto, sul mercato italiano di Google Home con il Google Assistant, con Apple con Siri e Samsung a sua volta presente su questo ambito. OTT che stanno dando vita a un vero e proprio nuovo mercato che porta effetti benefici a livello di Smart Home e di Building automation, ma che può allargarsi anche ad altri servizi. Questo fenomeno va poi forse letto in relazione con gli sviluppi del mercato legato ai servizi Cloud dove cresce l’offerta di servizi evoluti di Intelligenza Artificiale nella forma di applicazioni basate su Natural Language Processing, di machine learning per lo sviluppo di applicazioni specializzate agganciate e compatibili con gli assistenti vocali. Da qui il tema degli ecosistemi, nella fattispecie ecosistemi di developer che ruotano attorno alle soluzioni e alle strategie dei grandi OTT che hanno bisogno del lavoro di sviluppatori per creare le applicazioni necessarie a portare i loro sistemi nei vari mercati: smart home, smart building ma anche Industria 4.0, connected car, smart city.

L’evoluzione delle tecnologie IoT

Dal punto di vista della tecnologia il mercato è anche favorito dall’evoluzione a livello di sensoristica che stanno contribuendo ad avvicinare sempre di più il mondo fisico e il mondo digitale. Una evoluzione tecnologica che consegna una sensoristica più raffinata, in grado di produrre maggiori quantità di dati, con un maggiore livello di precisione, con una riduzione generale dei costi, sia dei costi di “acquisto” sia dei costi di gestione.

In particolare il nuovo rapporto performance/costi a livello di IoT permette di semplificare l’accesso alla progettualità IoT. Il fenomeno va letto in funzione dei mercati a partire dalle applicazioni intelligenti per la Smart Home, allo sviluppo in chiave Smart health o eHealth di dispositivi medicali sempre più precisi e affidabili piuttosto che di apparati destinati al mondo dei trasporti sia nell’ambito delle auto connesse piuttosto che nella Smart logistics per arrivare ai dati sempre più precisi per la produzione e la manutenzione che arrivano dalle Conncted machine delle Smart Factory.

Internet of Things e Edge Computing

Se da una parte cresce il volume e la qualità dei dati a livello di “territorio” dall’altra cresce la necessità di razionalizzare i flussi di dati e di selezionare i dati sui quali lavorare già “in loco”. Una esigenza questa che si sposa con l’aumento della capacità computazionale dell’IoT, con la possibilità di dotare gli apparati IoT di un sistema operativo che gestisce in autonomia tanto la componente hardware quanto un primo livello di elaborazione e di razionalizzazione dei dati prodotti a livello di networking, comunicazione, aggiornamenti, e parametri di sicurezza. Grazie all’OS è possibile disaccoppiare l’hardware dal software consentendo alle applicazioni di funzionare su dispositivi diversi e permettendo nello stesso tempo all’apparato IoT di utilizzare diverse applicazioni in una prospettiva di multifunzionalità.

Nello stesso tempo le soluzioni di Edge Computing sta contribuendo a cambiare il “primo” paradigma dell’Internet of Things con particolare riguardo al mondo industriale, ovvero quello della centralizzazione. Da un primo scenario che prevedeva appunto la centralizzazione a livello di server dell’intelligenza prodotta dalla sensoristica, con una logica di portare dalla periferia al centro tutti i flussi di dati, a nuovi scenari che sostituiscono anche le logiche time-based. In concreto si passa dalla continua interrogazione dei sensori allo scopo di osservare i dati rilevanti a una logica di tipo event-based con i sensori che comunicano nel momento in cui rilevano loro stessi cambiamenti significativi, in funzione di regole stabilite.

Queste nuove tecnologie permettono di abilitare nuove architetture che chiamano in causa nuovi modelli basati sull’Edge Computing che velocizzano e facilitano l’interazione gli apparati IoT e i sistemi di automazione sviluppando un primo livello di selezione/elaborazione di dati a livello locale e portando al centro solo quelle informazioni e quei dati che effettivamente possono aggiungere valore a una lettura centralizzata.

Se poi si pensa che ormai l l’IoT deve dialogare anche con altre fonti che vengono definite come sensori “non convenzionali”, ovvero tipologie di sensori già presenti in azienda o nelle case che a loro volta producono dati, spesso eterogeni, diventa importante diporre di apparati in grado di gestire e razionalizzare  la data collection a livello locale e di predisporre applicazioni che gestiscono questi servizi sempre a livello locale.

IoT: una nuova spinta a livello di comunicazioni

Il convegno dell’Osservatorio Internet of Things 2018 è anche l’occasione per fare il punto su uno dei temi centrali per lo sviluppo delle applicazioni IoT: le tecnologie, le infrastrutture e i servizi di comunicazione. Nell’ambito dei “servizi a corto raggio” il 2017 ha visto un focus particolare sullo sviluppo di soluzioni che permettessero un trade-off più equilibrato tra capacità di copertura e consumo energetico con il WiFi HaLow che sta proseguendo la sua evoluzione e diffusione, anche se forse più lentamente di quanto previsto,  con il Bluetooth Low Energy che si diffonde più velocemente, anche se con qualche ritardo rispetto alle attese.

Il “lungo raggio” si nutre prima di tutto delle aspettative legate al 5G che dovrebbe favorire un ulteriore sviluppo hanno conquistato l’attenzione degli operatori. Da una parte se guardiamo alle frequenze non licenziate, SigFox e LoRaWAN continuano a spingere per l’adozione dei propri standard, puntando sullo sviluppo di una ricca offerta di prodotti e dispositivi compatibili. Semtech, tra i principali promotori di LoRaWAN, lavora su chipset radio più efficienti e meno costosi con lo sguardo al mercato delle applicazioni di Smart Asset Management, come ad esempio nelle applicazioni di monitoraggio di container o di asset all’interno di grandi centri logistici con l’impiego di reti LoRaWAN private.

Dal canto suo SigFox sta lavorando su una innovazione che permetta in grado di ridurre il costo del dispositivo  avvicinandolo a quello di un tag RFId passivo, con l’obiettivo di creare le condizioni per una diffusione su larga scala di soluzioni destinate alla tracciabilità nei servizi di logistica. Nello stesso tempo SigFox lavora al grande obiettivo di una rete IoT globale con lo sviluppo di servizi di roaming per gestire quattro frequenze diverse, necessarie per consentire ai dispositivi di funzionare in maniera affidabile in qualsiasi area geografica.

In termini di diffusione le reti Narrow-Band IoT (NB-IoT) proseguono il loro sviluppo, con l’obiettivo da parte di alcuni operatori di arrivare alla copertura nazionale entro il 2018. Al momento ci sono circa 32 reti NB-IoT a livello mondiale, principalmente concentrate in Europa e Cina, mentre negli Stati Uniti si registrano le prime attività di roll-out di reti LTE-M.

Fonte: https://www.internet4things.it/smart-energy/continua-a-crescere-liot-in-italia-37-miliardi-di-e-nel-2017-con-un-32-trascinato-da-smart-metering-connected-car-smart-building/